PIETRO SALTINI Biografia critica
PRESENTAZIONE
Progetto
Profilo
Recensione

SELEZIONE
I Francescani
L'Immacolata 
Le navate
Le sei Pale

IL PITTORE
Pietro Saltini
Acronimi e firme
Galleria
Epistolario
Ricerche

SAGGI
Filosofia
Estetica
Etica
Storia
Biografie
Zibaldone

Itinerari
In vetrina

STUDI
Bibliografie
Archivi
Album
Iconografie

Home page


Il pittore Pietro Saltini. Foto storica. Documento Autrice

 

PIETRO SALTINI

Pietro nasce a Firenze, il 21 febbraio del 1839, da Giovanni Battista Saltini e da Maria Enrichetta Adelaide Martelli. Ivi morirà il 25 ottobre del 1908. Il padre, quartogenito dei tredici figli del Cancelliere Luc’Antonio, discendente da antichi latifondisti di Vaglia, è Cancelliere Calcolatore presso il Tribunale di Prima Istanza del Granducato e il Tribunale Civile dei Pupilli. Cultore di musica, teatro e letteratura, trasmette nei tre figli le stesse passioni. Nobile, conservatore e cattolico, iscrive il secondogenito ai corsi di Umanità e Filosofia presso le Scuole Pie.

Sostenuto dalla madre, figlia dell’eccellente Cancelliere Giovanni Martelli, dal celebre violinista Ferdinando Giorgetti e dallo zio Luigi Corsi, fine paesista, Pietro coltiva a latere le precoci inclinazioni artistiche. Dal 1856 egli apprende sotto la guida del freschista Raffaello Martini le tecniche per il disegno, l’ornato, la figura e il paesaggio. Coinvolto dal dissesto patrimoniale che si trascina da anni, dopo la licenza liceale, assecondando il volere del genitore, il giovane tenta senza esito il Regio Concorso ai Monopoli del Granducato. Nel 1858, lavora al nuovo Teatro Pagliano come pittore di scena sotto la direzione di Agostino Lessi.

Disilluso, ripudia la scenografia e si dedica alla figura “il più elevato grado dell’Estetica”. Nel 1860, superando i dinieghi paterni, si iscrive all’Accademia di Belle Arti per i corsi di Nudo, Figura Grande e Composizione, tenuti da Enrico Pollastrini. Aderendo ai canoni innovatori, apprende la purezza ingriste e la sublimità del Quattrocento. Insieme a Francesco Vinea, collabora alla tela di Pollastrini, intitolata “La battaglia di Legnano”. Nel 1861 esegue il “Ritratto di Giovanni Battista” e “Maria Enrichetta Adelaide”, espone alla Promotrice “Cornelia rimprovera i figli di condurre vita oscura”.

Presentato tra i primi sei migliori allievi da Niccolino Antinori ed Enrico Pollastrini, al Regio Concorso Accademico del 1863 ottiene la vittoria e il plauso di Vittorio Emanuele II per “Simon Martini che ritratta Madonna Laura in Avignone”, destinato agli appartamenti reali di Palazzo Pitti. Nello stesso anno dipinge il “Ritratto della fidanzata”, limpida espressione di una ricerca personale sul Vero. Nel 1864, durante il viaggio a Roma, sollecitato dall’eclettismo artistico, medita sui nuovi esiti della pittura europea.

Per il sesto centenario dell’Alighieri, espone alla Promotrice “Dante nello studio di Giotto”. Fioriscono le committenze del Gallerista Lodovico Metzger, dei privati e del clero per quadri storici e sacri, affreschi, ornati, ritratti. Nel 1866, raggiunto il benessere economico, celebra con Emilia Rossi di Dicomano il matrimonio, che sarà allietato dalla nascita di quattro figli.

Nel 1867, inviato a Roma come Delegato Pontificio, elabora il “Ritratto di Pio IX” e propugna la funzione etica dell’Arte, in adesione allo spiritualismo cattolico. Nel 1868 si dedica alle prime suggestioni realistiche e alle composizioni sulla maternità. Già insegnante di Nudo presso l’Accademia del Disegno, nel 1869 è tra i fondatori della Società delle Belle Arti. All’Inaugurazione Solenne, accanto ai quadri storici, esibisce “L’Elemosina” e “Porta a Pinti”, una delle vedute fiorentine anteriori ai piani di Enrico Poggi.

Il componimento pittorico evolve ufficialmente verso i temi sociali del naturalismo, con la vita dei semplici, gli interni di famiglia, gli eroismi quotidiani e le scene a pieno sole. La riflessione sul Vero determinerà l’abbandono dei soggetti aulici della letteratura e della storia, avviando una ricerca perenne, dibattuta tra le inquietudini di una libera arte e le ragioni economiche, detenute dal gusto e dai nuovi mecenati, che governeranno i mercati dalla seconda metà degli anni settanta.

Dal 1873 partecipa alle Esposizioni Internazionali austro-ungariche di Trieste e Vienna, trovando affinità elettive nel letterato e patriota Giuseppe Caprin, acquirente di “Graziella”, “La Gioia di Casa”, “La bolla di sapone”. Nel 1875 “La poppa dei vecchi”, esibita a Vienna, apre la via per le Esposizioni Permanenti Germaniche. Nello stesso anno, il Museo Revoltella acquisisce “La Novella della Nonna”, definito “a delightful and psychological study” da Leader Scott in The Italian Review; seguiranno “Il Crespino” e il tocco in penna “A fin di merenda”.Il Presidente della Società degli Artisti, Robert William Spranger, commette “La colazione del ciabattino”, “Fra due Nemici”, “Un Buon Giudice” e “La Chierica”, sottratta all’Exposition de Paris del 1878. Nel 1876, alla morte di Pollastrini, Saltini argomenta pubblicamente un rinnovamento equilibrato tra le teorie del Realismo e gli eccessi della Scapigliatura.

Durante l’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, consegue larghi consensi di critica sul verismo espresso nelle opere esibite e il Re Vittorio Emanuele acquista per la Regia Pinacoteca di Capodimonte “Fra due Amici”. Contemporaneamente fa esperienza sulla pietra litografica, vincendo a Firenze la medaglia di terza classe.

Nel 1880 stringe il primo contratto con lo statunitense William Ehrich, cui seguiranno altri galleristi americani. Nel 1882, a Graz espone “In villa”, “Mönch”, “Alte frau”. L’Artista, spinto all’avventura dalla recessione economica europea e dai fallimenti bancari, nel 1886 varca l’Atlantico esitando a New York “Gelosia”. Le sue tele sono esposte nel Museum, nelle mostre di Milwaukee e di New Orleans.

Nel 1889 i Serviti dell’Annunziata, la prima chiesa eretta a Chicago, commettono la pala per l’altare maggiore “I Sette SS. Fiorentini Fondatori dell’Ordine dei Serviti e la Vergine in gloria”. Pochi mesi dopo, durante l’Esposizione Internazionale di Colonia, vince la Medaglia d’Oro per “Anacoreta in meditazione”, che, esibito in bozzetto alla Prima Esposizione del Circolo Artistico di Trieste, diviene nel 1890 patrimonio della Pinacoteca. Nel 1891 alla pubblicazione della Rerum Novarum, aderendo al cattolicesimo sociale, Saltini sostiene la funzione catartica dell’Arte.

 Tra il 1893 e il 1894, espone “L’Anticamera del Dentista” presso il Circolo degli Artisti di Firenze, la Jörgensen Berlin e l’Esposizione del Glas Palast di Monaco. Nel 1895, pur proseguendo nelle forniture per la Galleria Hautmann, si lega contrattualmente con la Galerie Pisani de Florence e il Re dell’Indonesia acquista la “Cantiniera”, “Bacco, tabacco e Venere”. Dal 1901, insieme ad Adriano Cecchi, fornisce ai londinesi Savory e Richardson temi veristi e archeologici, come “Marionette del nonno” e “Allegoria delle quattro stagioni”.

Tra le prime opere sacre di impianto quattrocentesco, allogate in Toscana dai Calasanziani, dai Questuanti e dalle Teresiane, citiamo “Beata Maria degli Angioli”, “Santa Teresa de Avila”, “Santa Maria Maddalena dei Pazzi”, “San Pietro”, “San Francesco di Paola”, “Santo Ippolito Galantini” e “Beato Pompilio Maria Pierotti” per la Badia Fiesolana, “Beata Diomiria Allegri”, per la parrocchiale di Firenzuola, “Madonna del Rosario”, “Madonna Addolorata”, “Madonna con il Putto”, “Santa Veronica de’ Giuliani”, “San Giuseppe”, “Sant’Anna”, “San Cristoforo”.

Le soppressioni degli Ordini e i decreti demanianti riducono le occasioni destinate all’arte sacra. Il Saltini, profondamente cattolico, riesce ad esprimere in modo compiuto la sua cultura iconoteologica nelle committenze affidate dai Minori Riformati, tra il 1894 e il 1899. Nascono per la Chiesa di San Francesco all’Incontro i maestosi polittici neogotici, intitolati ai dottori e ai riformatori della Chiesa: “San Bonaventura”, “Venerabile Scoto”, “Sant’Alfonso De’ Liguori”, “San Francesco di Sales”, “Santa Teresa del Gesù”, “Beata Margherita Maria Alacoque”, “Santa Chiara”, “Beato Lucchesio”, “Beato Leopoldo da Gajche”, “San Vincenzo Ferrer”.

Tra il 1899 e il 1901, progetta gli altari in marmo policromo per l’Immacolata di Piombino e dipinge la sintesi storica dei tre Ordini nelle sei Pale a sesto acuto: “Sacra Famiglia”, “Sacro Cuore di Gesù, San Francesco d’Assisi e Santa Chiara”, “Apparizione del Divin Fanciullo a Sant’Antonio di Padova”, “San Bonaventura Cardinale, San Bernardino da Siena, San Leonardo da Porto Maurizio con la Vergine e il Divin Fanciullo in Gloria”, “San Pasquale Baylon, San Pietro d’Alcantara, San Giovanni da Capistrano e San Diego da Alcalà”, “Apparizione di San Francesco d’Assisi ai quattro Santi Terziari: San Lodovico re di Francia, Santa Elisabetta Margravia d’Ungheria, Santa Rosa da Viterbo, Santa Margherita da Cortona”. Le sei tele raggiungono vasta risonanza critica tra laici e canonici per la teoria sul vero “congiunta al Sublime dell’Arte sacra”. Nel 1904, per l’Istituto dei Fratelli Gualandi, dal Vangelo del sordomuto realizza “Ephphetà”, che diverrà l’emblema della celebre fondazione.

Altre opere notevoli sono: “Incontro di Dante e Beatrice”, “Beatrice Cenci ritratta da Guido Reni”, “Galileo Galilei davanti al Sacro Uffizio”, “La piccola fioraia”, “La Ciociara”, “Vanità”, “Creola”, “Paura infantile”, “Istruzione obbligatoria”, “Vecchiaia felice”, “Tenerezze”, “Uno, due e…”, “Il conto”, “A game at cards”, “La lettura del giornale”, “Home sweet Home”, “Ritratto del dottor Cioni”, “Ritratto della nobildonna Emilia Cioni Antonini”, “Ritratto del conte Baldelli Boni”, “Ritratto funebre della marchesa Isabella Gerini”, “Ritratto di Don Lorenzo”, “Nel chiostro”, “Burattini”, “Visita della padroncina”, “Ritratto di una Monaca”. E Telemaco Signorini scrive sull’Ettore Fieramosca, a. XIV, n° 7, “…La fattura è larga e luminosa, corretta la modellatura di ogni piano. La Monaca appare nel suo nobile carattere ... Le mani sono intimamente studiate e rese nella loro esile costruzione...”.

Attivo come freschista e ornatista si occupa di decorazioni, trompe l’oeil, allegorie classiche, fantasie naturalistiche e liberty, progettazioni di facciate, restauri e paramenti sacri.

Nei percorsi d’arte, sensibile alla sublimità dei paesi silenti e bucolici, dipinge nei carnet da viaggio e su tavolette da sigari un numero incalcolabile di vedute, scorci, marine, piazze di gusto macchiaiolo e impressionista: “Veduta del Lungarno Serristori”, “Il Quercione”, “Impressioni di un paese a Pietramala”, “Mare e cielo nuvoloso”, “La fortezza di Livorno”, “Firenzuola, omaggio al Borgo”, “Piazza Cantarana in Udine”, “Veduta dell’Impruneta”, “Il Vescovado di Fiesole”, “La Chiesa di San Francesco a Fiesole”.

Rinomato per la delicatezza del tocco, il modellato e la poetica, le case fotografiche e tipografiche italiane, elvetiche, inglesi e germaniche acquistano i diritti di riproduzione a stampa di scene di composizione, ritratti muliebri e soggetti religiosi. Nominato nelle prestigiose Commissioni giudicatrici accademiche e civiche, svolge a fianco dei colleghi intensa attività di critica, recensione, semesiologia, archeologia cristiana e stima antiquaria. Noto per l’abilità tecnica e le competenze filologiche in tutti gli stili e le scuole, accetta anche incarichi come copista per il pittore Elia Volpi e per la Galerie Pisani de Florence. La morte impedirà all’artista di eseguire l’autoritratto, richiesto con insistenza dalla Galleria degli Uffizi.

Chiamato “the poet of poverty”, è celebrato dalla stampa italiana, austriaca, inglese e americana. È commentato, tra gli altri, da Tito Verri, Pier d’Ambra, Giordano Zocchi, Da Fasciano, Enrico Fabbri, Telemaco Signorini, Giuseppe Signorini, Angelo De Gubernatis, Cesare Pratesi, Grazzolini, Papini e Foresi.

Professore Corrispondente del Collegio dell’Accademia di Belle Arti, forma presso lo studio di piazza Donatello un cenacolo di discepoli internazionali, tra i quali Giulio Bargellini, Bastianini, Baccherini, Landini, Massani, Rontini, Padre Minocchi, Giuseppe Conestabile della Staffa, Campelmi, Sarri, Scaffai, Smerrini, Todaro, Ruffo di Calabria, Pietro Parigi, Vantini, Vasarri, Rizzo, Corsi, Mazzi, Salgado, Adolfo e Carlo Schwicker, Parkinson, Drury, Segalla, Alippi, De Behr, Parsons, Alexander, Rateliff, Basil Hayes, Mary Hodges, Cortes, Hofmann, miss Newhall, Gore - Yeo, Fonzonge, Henriette Butches.

I quadri di composizione e i ritratti risultano acquistati presso: Gallery Collection of Modern Pictures, Gallery Chapman New Orleans, Meyer & Co. di New York, Morghentau St. Gall, Honrat & Von Baerle, Jörgensen Berlin, Gallery Mackay Savory, Fine Art Publishers di Bristol, Gallery Richardson Brixton Road London, Gallerie Hautmann, Costa & Conti, Louis Pisani, Candida & Molena, Esposizioni annuali e Perenni della Società Promotrice, Esposizioni della Società Artistica delle Belle Arti di piazza Donatello, Esposizioni del Circolo Artistico di Firenze, di cui fu Socio dalla fondazione.

Numerose opere sono custodite nelle gallerie pubbliche: Museo di Liegi, Museo Civico Revoltella di Trieste, Pinacoteca di Capodimonte, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Appartamenti Reali di Palazzo Pitti Salotto della Regina, Conservatoria degli Uffizi, Palazzo dei Congressi di Firenze, Galleria Foresiana di Portoferraio, Gallery Haynes Fine Art of Broadway del Worcestershire.

Il mercato dei dipinti è attivo a Milano, in America e a Londra, presso la Nuova Brera Arte di Franco Semenzato, Sotheby’s, Christie’s, Artprice, Artrades, Ares.

MELECRINIS ANNA MARIA, OMAGGIO A VAGLIA. MEMORIE, CONFRATERNITE, IMMAGINI DI UN CASTELLARE FIORENTINO, Parte V, Lucio Pugliese Editore, Tip. Il Bandino, Firenze. Novità 2003