LE NAVATE Le centine e gli altari
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Pietro Saltini
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Pietro Saltini fece 1900. Altare n° 1

 

LE RAPPRESENTAZIONI SACRE

Muovendo dal catino absidale, tra le geometrie e gli ornati vivamente iridati delle monofore neogotiche, che aprono la sommità dei muri, limpide appaiono a sinistra le figure di Santa Agnese, Sacro Cuore di Gesù, Santa Caterina da Siena, Santa Elisabetta d’Ungheria, Santa Lucia; a destra San Tarcisio, Sant’Anna, Sant’Antonio da Padova, Santa Margherita da Cortona e Santa Rita da Cascia, canonizzata da Leone XIII nel 1900.

Nelle cèntine perimetrali, corrispondenti alle vetrate policrome create nel 1958, la luce del giorno, festosa e modesta, lambisce le ancone a sesto acuto, dipinte da Pietro Saltini. Tra sogno e realtà, ispirate agli Analecta franciscana, oggi sono simili a grandi quadri intradossali, ma furono gli ornamenti delle sei Cappelle minori prive di ciborio. Nelle antiche cartoline delle Opere francescane appaiono accese da una muta di candelieri, corredate di cartagloria e di mazzolini fioriti. Le pietre, forse dotate di reconditario, erano consacrate per il culto.

La testimonianza è suffragata dagli articoli pubblicati nel 1901, ove si legge “… l’Arcivescovo si è recato allo studio per visitare 3 dei 6 quadri, che dovranno ornare gli Altari …”. Lo schema prospettico delle composizioni pittoriche segue l’andamento a piramide.

Al vertice, nell’empireo, è il simbolo mistico più elevato: il triangolo con l’occhio dell’Eterno, il Logos; la cuspide del trono di Cristo, Rex regum; il cherubino, la Sapienza; la gloria di Maria col Bambino, la Preghiera alla Vergine; la teca portata dall’angelo, la Verità dell’Eucarestia; San Francesco, la Regola dettata ai laici.

Sullo sfondo i paesaggi e i cieli esaltano l’amore fraterno per l’intero creato, che Francesco cantò nelle Laudes Creaturarum. L’inno all’aurora, le nubi e il sereno, i fiori e l’erba, i colli umbri a primavera narrano il legame indissolubile tra l’uomo e l’universo.

Pietro Saltini, sensibile osservatore del mondo, evoca le delicate vedute, lasciando in sospeso l’anelito della poesia. Per propria indole, egli sentì profonda la commozione per la maestosità onnipresente e la “meraviglia per la bellezza vera”, quella che schiude il mistero dell’infinito e fa scaturire la percezione intima del bello.

In tre Pale la scala allude al percorso ascetico della libertà interiore, attraverso l’ondata travolgente dell’amore francescano. E’ il risveglio della pietà, la traduzione in atti del Nuovo Testamento, la fede in una giustizia celeste che rende fratelli i potenti e i diseredati della terra nella conquista della vera felicità.

Richiamando il Vangelo di San Luca, in analogia alla perfezione dell’uomo ideale greco, Gesù è il capolavoro della bontà divina. Sul piedistallo, simbolo della trascendenza, è il bambino. Egli “cresceva e si fortificava pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di lui”. Lo Spirito, in forma di colomba, è presente nella vita del Salvatore, come è presente nella vita e nelle opere della Chiesa. La gioia messianica perdona e vince le tenebre. Il mistero si svela con la morte eroica a Gerusalemme, centro della terra nella storia della salvezza.

Nell’ostia è evocato il sogno di Francesco “aduna tutti questi pezzi di pane e fanne un’ostia e danne a coloro che mangiare ne vogliono”. E l’ostia, formata con le parole del Messia, è il simbolo del corpo eucaristico e della Regola.

I segni sovrasensibili sublimano gli elementi divini, richiamati dal Papato nella cultura ottocentesca dei riti liturgici, quali fonti soprannaturali della grazia: il Sacrificio, il Sacro Cuore, la Fede, l’Immacolata, il Sacramento, il culto di dulia ai Santi.

Alla consegna, le tele furono segnalate dall’artista con la progressione della dignità tematica, concordata con Padre Evangelista e attinente allo sviluppo letterale e anagogico.

Seguendo dunque l’antica numerazione, anche dalle indicazioni desunte dagli articoli intorno alla Mostra di piazza Donatello del 1901, allegoricamente gli altari manifestavano: 1- L’alba del Cristianesimo e il trionfo sul mondo pagano, per mezzo di Maria e del padre putativo; 2- Il Sacro Cuore con i fondatori del I e del II Ordine; 3- Il messaggio di Cristo accolto nell’estasi di Sant’Antonio; 4- L’agostinismo di San Bonaventura; magister scolastico del XIII secolo, con due preclari Predicatori del XV e del XVIII secolo; 5- Quattro francescani Osservanti e Riformatori del I Ordine; 6- La Regola trasmessa da Francesco al III Ordine.

Procedendo dal presbiterio, si osserva attualmente una scansione simmetrica alternata. Nella navata di sinistra, le opere corrispondono all’ordine 1, 3, 5: Sacra famiglia; Apparizione del Divin Fanciullo a Sant’Antonio da Padova; San Pasquale Baylon, San Pietro da Alcàntara, San Giovanni da Capistrano e San Diego da Alcalà.

Nella navata di destra le Pale 2, 4, 6 rappresentano: Sacro Cuore di Gesù, San Francesco e Santa Chiara; San Bonaventura, San Leonardo da Porto Maurizio, San Bernardino da Siena con la Vergine e il divin Fanciullo in gloria; Apparizione di San Francesco ai quattro Santi terziari.

Dai numerosi documenti esaminati appare particolarmente significativa la scelta gerarchica, che fu approvata da Frà Evangelista e da Frà Ciro, al tempo della stesura in costante contatto con Pietro Saltini.

Se il tormentato e vasto lavoro di sintesi si svolse, tra le sospensioni, in un unico anno di produzione, riteniamo interessante seguirne l’itinerario creativo e dottrinale, che dai manoscritti risulta complesso nelle revisioni, per la pregnanza dei sensi e dei segni teologici, rivisitati più volte dagli stessi Minoriti.

MELECRINIS ANNA MARIA, LE PALE DI PIETRO SALTINI NELL’IMMACOLATA DI PIOMBINO. SUGGESTIONI FRANCESCANE TRA STORIA E METAFORA, Parte I. Lucio Pugliese Editore, Tip. Il Bandino, Firenze 2002. ISBN 88-86974-11-6