BIOGRAFIE  Guglielmo Enrico Saltini
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Guglielmo Enrico Saltini, da una litografia ottocentesca, archivio dell'autrice

 

 

VITA E OPERE DI UN ARCHIVISTA MEDICEO, RICERCATORE E CRITICO

 

Guglielmo Enrico, cugino del pittore, nasce a Firenze il 23 aprile 1829 da Giovanna Ceccatelli e da Luigi Giuseppe Saltini, possidente e medico condotto a Vinci. Questi, il primogenito dei tredici figli di Lucant'Antonio, reca nel nome i ricordi dello zio e del nonno scomparsi a Vaglia.

Con il minore Vito, Guglielmo sopravvive alla nidiata formata da altri tre fratelli, stroncati da morte perinatale. Il bambino dimostra precocemente una personalità raffinata. La prima formazione avviene sotto le attente cure paterne e l’insegnamento di professori privati, poi il genitore lo iscrive al Collegio dei Padri Scolopi nella città natale. Egli rivela doti di geniale discepolo, attendendo alle lettere, alla storia e alle scienze con profitto lodevole e singolare applicazione.

La propensione di Enrico per gli studi storici e per l’erudizione patria emerge prorompente sin dai primi anni, tanto che Padre Arcangelo Piccioli, già suo docente di lettere italiane, lo sceglie come collaboratore per la stesura di una “Storia Fiorentina”, ad uso scolastico. Segue, nel 1850, il volume dal titolo “I fatti principali della storia di Firenze”. Il libro riscuote sommo favore e, adottato nelle scuole, è rapidamente esaurito.

Altri studiosi decidono di affidare a Enrico la trattazione degli aspetti più salienti della vita del Granducato. Nasce così l’opera, edita in due volumi nel 1856 a Firenze, intitolata “I fatti principali della storia di Toscana narrati ai giovani”.

Terminati brillantemente i corsi di Umanità e Filosofia, egli si iscrive all’Università di Pisa per studiare legge, desideroso di coltivare le proprie inclinazioni proseguendo nella tradizione familiare. L’aggravarsi dello squilibrio finanziario, che dalla bufera del 1821 coinvolge i Saltini, interrompe il sogno di Enrico. Nonostante la rinuncia “rechi profondo dolore al padre e ai familiari tutti”, nel 1858 egli deve abbandonare l’Ateneo pisano.

Il giovane si dedica allora all’insegnamento privato, persuaso in tal modo di non discostarsi troppo dal mondo della cultura a lui così caro. Il particolare momento di ristrettezze non consente al giovane di vivere degli onorari devoluti per la docenza e lo induce alla scelta di un lavoro amministrativo, ben lungi dalla creatività e dalla passione per la libera ricerca, in lui innate. Amareggiato e disilluso, teme l’impiego come l’ultimo e definitivo impedimento della sorte ai voli della fantasia e del cuore.

Conoscendo le attitudini, la cultura e il talento di Enrico, il professor Francesco Bonaini lo nomina tra gli Ufficiali del Regio Archivio Centrale dello Stato di Firenze e lo promuove, per meriti encomiabili e per le rilevanti capacità storiche, Archivista Mediceo, poi Segretario Generale. Mentre si occupa degli “Atti del Principato”, egli è investito dell’incarico parallelo di riordinamento e inventariazione del carteggio mediceo “Avanti il Principato” proveniente dalla Segreteria Vecchia.

A lato dei conferimenti ufficiali, continua a coltivare interesse spontaneo per qualunque tipo di studio, approfondendo le conoscenze nel campo delle Belle Arti e della critica teatrale. Sostiene le proprie opinioni con acume, buon gusto e in uno stile elegante e versatile.

Nel 1863, un Regio Decreto del Governo di Toscana indìce un concorso annuale per la miglior produzione teatrale, rappresentata a Firenze. Guglielmo Enrico, per le sue qualità letterarie e di recensore, è nominato Segretario della Giunta Drammatica, alla quale viene affidata la insindacabile collazione del premio.

L’incarico, significativo per prestigio e onore, dura dal 1864 al 1875. Per quell’ufficio egli redige i numerosi “Rapporti della Giunta” su ogni evento pubblico e sui fatti civici da notificare. I preziosi documenti sono apprezzati come vere analisi critiche e storiche. L’attività di scrittore e di ricercatore non conosce tregua.

Egli raggiunge i vertici di una cultura profonda, lasciando negli Archivi storici e nella letteratura del tempo tracce indelebili del suo percorso. Tra le prime opere storico - letterarie, pubblica nel 1840 “Biografia della poetessa Vittoria Colonna” e nel 1858 “Rime e lettere di Michelangiolo Buonarroti, precedute dalla vita dell’autore scritta da Ascanio Condivi”. Segue la raccolta “Rime e lettere di Vittoria Colonna, marchesana di Pescara”, stampata a Firenze nel 1860.

Contemporaneamente compila, tra i documenti dell’Archivio di Stato Fiorentino, la dotta memoria “Della Stamperia Orientale Medicea e di Giovanni Battista Raimondi”, che, segnalata nel Giornale Civico degli Archivi Toscani, suscita articoli di lode e di plauso nei periodici italiani e stranieri, insieme alla “Bibbia Poliglotta Medicea secondo il disegno e gli apprendimenti di Giò Battista Raimondi”, pubblicata nei Bollettini Italiani degli Studi Orientali.

Nel 1861 porta a termine “I Diplomi editi dall’Archivio Fiorentino”. Dal 1862 al 1880, si dedica con passione indefessa al settore artistico e a quello storico letterario, con una ricchezza di contenuti e di giudizi, che lo fanno stimare come fine arguto critico.

Nel 1862 scrive “Di un Evangelario Caldaico edito dal conte Miniscalchi Erizzo e di alcuni libri dei Padri Mechitaristi di San Lazzaro a Venezia”, la testimonianza “Intorno alle storie di Natal Conti” e la ricerca, ispirata ai documenti originali nell’Archivio Centrale, “Intorno ad alcune vite: Cosimo I de’ Medici, lettere di Bastiano Bellini, del cardinal Ferdinando de’ Medici, di Vincenzo Borghini, di Andrea Alberti e di Aldo Manuzio”, che é pubblicata nel Giornale Storico degli Archivi Toscani. 

Nel 1863 elabora “Lettere inedite di Vincenzo Borghini, cavate dagli originali negli archivi di Firenze” e la relazione storica “Della morte di Francesco I de’ Medici e di Bianca Capello”, desunta da fonti mai pubblicate, tesa a chiarire e a interpretare la leggenda antica dei veleni. Al reperimento di una significativa e inedita lettera di Antonfrancesco Grazzini, detto il Lasca, compone nel 1865 un commentario intitolato “Trattato dell’inondazione di Firenze nel MDXLVII”, arricchendo il testo con preziose illustrazioni. Nello stesso anno, durante la celebrazione organizzata nel Maggio Fiorentino, denominata “Ricordo al Popolo pel sesto Centenario dell’Alighieri”, pronuncia e pubblica la prolusione “Memorie di Dante in Firenze e della piazza di Santa Croce”, relata allo “scuoprimento del monumento a Dante”, donato alla città dallo scultore Enrico Pazzi ed innalzato al centro della piazza.

Nel 1866 scrive la memoria biografica, edita a Firenze da Bencini, con il titolo “Di Giuseppe Angelelli, pittore toscano e della spedizione scientifica toscana in Egitto 1828 e 1829”. Utilizzando nuovi documenti, per l’Archivio Storico Italiano ricostruisce la biografia, pubblicata da Cellini nel 1868, “Girolamo Morone, memoria storica” e nello stesso anno “Le nozze di Eleonora de’ Medici con Vincenzo Gonzaga, descritte da Simone Fortuno”. Conclude nel 1869 “Le nozze di Virginia de’ Medici con Cesare d’Este, descritte da Simone Fortuno” e “Il battesimo di don Garzia de’ Medici”. Nel 1870 pubblica “Elogio di Girolamo Gargiolli”, reperendo l’epistolario, la cui elaborazione viene data alla stampa dall’editore Le Monnier.

Nel 1871 ordina i “Dispacci in cifre del Regio Archivio di Stato di Firenze”, che furono trascritti nel volume XIV. Nel 1872 egli ultima la ricerca “Documenti inediti riguardanti Dino Compagni, lo storico” e per il Regio Archivio Italiano tratta il “Privilegio del Comune di Firenze a Ridolfo di Benincasa d’Altomeno”.

Per il primo anno della fondazione della Società Filocritica Fiorentina, stende la “Relazione intorno al Carattere, libro di Educazione Popolare, scritto in inglese da Samuele Smiles e voltato in lingua italiana da Pietro Rotondi”. Nel 1879, per l’editore Cellini sviluppa due lavori, impreziositi da un’accurata ricerca di inediti documenti appartenenti al XVI secolo: “Antonio Giustinian e i suoi dispacci come ambasciatore veneto in Roma, dal 1502 al 1505” e “Di una visita che fece in Genova nel 1548 il fanciullo don Francesco di Cosimo I de’ Medici al Principe don Filippo di Spagna”. Nel 1883 scrive “L’educazione del Principe don Francesco de’ Medici, Memoria storica documentata”.

Per l’Archivio Storico Italiano redige nel 1887 “La Recensione a Francesco Sbrigoli, Tommaso Crudeli e i primi Framassoni in Firenze”. Nel 1895 pubblica per Salvadore Landi “Lettera inedita di Filippo Sassetti, scritta dalle Indie”. La stessa tipografia pone a stampa nel 1897 “Note e informazioni della Signoria di Firenze a Ridolfo di Bonifazio Peruzzi, Lorenzo de’ Medici di Giovanni e ad altri oratori del Papa Eugenio IV, nel marzo del MCCCXXXI”.

Nel 1898, per l’editore Barbera, affronta il tema “Tragedie medicee domestiche (1557-87): narrate sui documenti, premessavi una introduzione sul governo di Cosimo I”. Poco dopo cura la pubblicazione della “Istoria del Granduca Ferdinando I de’ Medici scritta da Pietro Usimberdi”.

Nella categoria delle opere di critica letteraria e artistica, che si intrecciano con quelle di contenuto storico,  rimane famosa la memoria storica, dettata nel 1862 alla Commissione della Regia Accademia Fiorentina delle Belle Arti, che titola “Le Arti Belle in Toscana da mezzo il secolo XVIII ai dì nostri, memoria storica”, edita a Firenze da Le Monnier.

Nel 1871 pronuncia il ragionamento, in forma di lettera “Sopra un dipinto del pittore Annibale Gatti, nella villa di Larione presso Firenze”, pubblicato da le Monnier in due edizioni, nel 1871 e nel 1880. Nel 1873 relaziona sul tema “Onoranze funebri per lo scultore Lorenzo Bartolini nel XXIII anno della sua morte” e coeve risultano le considerazioni lette alla Società Colombaria di Firenze “Sul monumento a Camillo Benso conte di Cavour, scolpito dal professor Giovanni Duprè”.

Già Cavaliere del Regno, nel 1874 prolude all’Università di Urbino con il discorso “I disegni di Raffaello da Urbino, che si conservano nelle Gallerie Fiorentine”.

A Firenze nel 1875, nella celebrazione intitolata “Michelangiolo Buonarroti, ricordo al popolo italiano”, descrive con finissima abilità critica le statue michelangiolesche nel testo “Il David e il Mosè”; nella Memoria Storica al Popolo Italiano, pubblica “Michelangelo architetto; l’architetto civile”. L’anno successivo a Siena pronuncia il discorso “Delle Lettere e delle Arti e della loro Connessione”, che suscita vasta risonanza per l’analisi esperita e per il profondo contenuto filologico e filosofico.

 L'editore Carneseschi dà alla stampa, nel 1877, la relazione scritta da Guglielmo Enrico dal titolo “Resoconto del Comitato Promotore Fiorentino, costituitosi per rispondere all’indirizzo dell’Istituto libero germanico di Francoforte sul Reno nell’occasione del centenario della nascita di Michelangiolo Buonarroti”. Nel 1888 compone per la stessa casa editrice “Della vita e delle opere di Giuseppe Martelli, architetto e ingegnere fiorentino”. L'attento commentario, ispirato al restauratore della Stazione di Porta al Prato, é corredato del ritratto e di 25 tavole, intagliate in rame dal professor Filippo Livy.

Alla morte del Cìseri, nel 1891, dedicandosi agli studi sulla pala di “Santa Felicita e i martiri Maccabei” e alle sculture dell’artista di Ronco, scrive il libro “Ricordo artistico del Commendator Professor Antonio Cìseri” e pubblica “Gesù portato al sepolcro. Dipinto del professore Antonio Cìseri”, “Il pittore Antonio Cìseri”, “Necrologio di A. Cìseri”.

Citato come valente giornalista, gli articoli a carattere critico storico, letterario e artistico fioriscono in un numero cospicuo di quotidiani e periodici dell’epoca, quali: Esposizione Italiana del 1861, L’Opinione, Gazzetta d’Italia, La Nazione, Rassegna Nazionale, Illustrazione Italiana.

Decede nel 1903. Di lui resta la memoria di Cesare Guasti in “Carteggi con gli Archivisti fiorentini, lettere scelte”, che sarà ristampata a Firenze, a cura di Francesco de Feo, nel 1979. Le opere sono conservate presso l’Archivio Storico di Firenze, la Biblioteca Nazionale di Firenze, la Biblioteca Marucelliana, la Biblioteca Galileiana e l’Archivio Storico Italiano.

MELECRINIS ANNA MARIA, OMAGGIO A VAGLIA. MEMORIE, CONFRATERNITE, IMMAGINI DI UN CASTELLARE FIORENTINO, Parte V, Lucio Pugliese Editore, Tip. Il Bandino, Firenze. Novità 2003