ACRONIMI E FIRME  La questione sul diritto d'autore
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Acronimo intrecciato
Pietro Saltini

 

Pietro Saltini fu parco nel siglare e firmare le proprie opere. Complesso é quindi valutare con certezza quante errate attribuzioni siano seguite alla morte e soprattutto dopo le distruzioni della seconda Guerra Mondiale, le sconsacrazioni ecclesiali, le dismissioni.  

Quadri sacri, infiniti studi, ritratti, disegni e vedute non solo rimasero anonimi, o andarono distrutti e dispersi, quanto se donati furono poi assegnati ad altri autori. 

Nella seconda metà dell'Ottocento, il transito dei bozzetti, spediti in Europa e in America, le tele arrotolate e protette in grandi cilindri metallici, o le stesse olografie in tricromia, determinarono il dilagare del problema dei falsi, come egli stesso preoccupato scrisse a Wiliam Eherich di New York negli anni ottanta.

Si parlò di salvaguardia delle opere, ma tra i dibattiti avviati anche da Victor Hugo non furono trovate soluzioni valide. 

Accanto alla questione introdotta, sussiste il problema delle date di esecuzione, che ha determinato un lunghissimo lavoro di ricerca. Solo in pochi quadri e nel ciclo degli Altari di Piombino il Saltini indicò l'anno di produzione.

In generale e in specie per galleristi, o amatori d'oltre Oceano, il pittore apponeva come segno di identità e di certificazione dei diritti d'autore vari acronimi e firme. Talvolta queste, erano seguite dal verbo "fece", tal altra dalla denominazione "Firenze". Come essi ammirati esigevano "... Il quadro dovrà dire dalla parete sono un Saltini... "; "Ella renderà onore alla Sua Patria..."; oppure a garanzia dell'origine "...la tela dichiarerà la Sua grande Patria...".  

La formula esprimeva: Prof. Pietro Saltini; Pietro Saltini fece a. ...; P. Saltini dipinse; P. Saltini Firenze; P.S. in acronimi lineari o artisticamente intrecciati.

La firma estesa, presente in alcune tele e analoga a quella usata nello stile epistolare, autenticava le riproduzioni fotografiche, richieste dagli editori.

Di frequente, le foto, spedite o richieste brevi manu presso lo Studio di piazza Donatello, costituivano un ricordo e un omaggio, o rispondevano ad una istanza di plauso e di stima. Allora, la firma estesa assecondava l'evento con  frasi formali, acquistando il senso moderno dell'autografo.